Marinella Venegoni ricorda su La Stampa gli 87 anni che Luigi Tenco avrebbe compiuto il 21 marzo 2025 e il museo a lui dedicato a Ricaldone:
Il 21 marzo Luigi Tenco compirebbe 87 anni. Ricordarlo suona strano e aiuta a far giustamente rivivere il tormentato cantautore di cui si parla invece soltanto in aria di Festival ogni 27 gennaio, data nella quale egli si tolse la vita a 28 anni, dopo l’esclusione dalle finali della kermesse.
In tutto questo tempo non solo si sono spese un sacco di ipotesi fantasiose o realistiche sulla sua fine, ma iniziative sono nate intorno alla sua figura così moderna e inquieta. Intanto se lo si è rivalutato per la sua notevole opera già vasta in così giovane età, soprattutto il merito spetta a una celebre rassegna della canzone d’autore che gli è stata intitolata dal 1974 a Sanremo: il Premio Tenco, nato dalla mente di Amilcare Rambaldi, dove sono passati i migliori talenti mondiali, da Atahualpa Yupanqui a Paolo Conte e Tom Waits.
Ma se si parla di nascita e non di morte, il merito va a Ricaldone, il paese natale di Tenco che conta 600 abitanti, sulle colline del Monferrato. Lì è sepolto, lì hanno aperto anni fa un piccolo museo che in questi giorni resterà aperto perché gli si fa festa.
«Noi non abbiamo mai risposto a domande sulla morte, o sulla sua riesumazione – dice il presidente dell’Associazione Luigi Tenco, Giuseppe Alpa -. Noi parliamo di lui, dell’uomo e dell’artista, delle sue canzoni, del suo amore per questa terra».
Spunta un video inedito di Valerio Marcozzi (qui in anteprima), che «serve anche a far vedere a Luigi com’è adesso il suo paese». Le colline, il belvedere, l’interno del museo con dischi e spartiti, e infine una passeggiata con sottofondo «Ciao Amore Ciao», dove un ragazzo che somiglia straordinariamente a Luigi (l’attore Alessio Cogno) percorre le strade del paese sussurrando la canzone.
E si capisce fino in fondo ciò che il brano portato a Sanremo significava per l’artista, il ricordo del suo paese e delle strade bianche come il sale: spiega Alpa che il colore è dovuto alla natura molto calcarea del terreno, e che una strada bianca era proprio davanti alla casa di Tenco, in Val Porcile.
Il museo, diventato casa dell’artista in questi anni, è nato ristrutturando l’ex asilo infantile (costruito con autotassazione dei cittadini), grazie a un finanziamento europeo, completato poi dal Comune.
La sua apertura nei primi anni Zero è coincisa con la ripresa di un’attività concertistica soprattutto in estate, con il Festival di luglio “L’Isola in collina”. Molti big erano saliti però su quei bricchi anche nel ‘900, grazie a Rambaldi fin dal ‘92: da Fossati a De Gregori, e anche PFM e Timoria: la rockband e Renga ex Timoria torneranno anche in questa edizione.
Viticultori come Alpa e intellettuali convivono nell’Associazione. Sandra Garbarino, docente universitaria a Torino, che ne è vicepresidente, riflette anche lei su Luigi da vivo: «Nel nostro pensiero, se fosse durato sarebbe stato un bel collega di De André. Le sue ballate ci propongono un artista diverso, anche protagonista di un film come ‘La Cuccagna’ di Luciano Salce, nel quale si parla di giovani disillusi e di uno che non voleva fare il militare.
Per il film, Fabrizio De André scrisse ‘La Ballata dell’eroe’. Non solo, “Ho capito che ti amo” fu sigla di una telenovela argentina, e in quel Paese Luigi diventò famosissimo. Sono tutti aneddoti che si scoprono nel museo, dove c’è anche qualcosina di digitale e dei QR code».